La sanità invecchia insieme ai suoi pazienti. Il rapporto 2026 dell’OMS mostra che crescere non basta: serve crescere più in fretta di quanto invecchiamo. E l’Italia, pur con molti medici, ha motivi per guardare i numeri con attenzione.
Una domanda più semplice delle altre
Quando pensiamo al futuro della sanità, pensiamo a ospedali, tecnologie, farmaci. Raramente a una domanda più elementare: chi sarà disponibile a curarci, e con quali competenze?
Il rapporto National Health Workforce Accounts 2026 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità mette a fuoco un fenomeno a doppia faccia. Le popolazioni invecchiano e hanno bisogno di più assistenza. Nello stesso momento invecchiano anche le persone che la forniscono.
Due curve che si incrociano
Grafico a barre: quota di medici con almeno 55 anni per fascia di reddito dei paesi. Totale 22,6%, alto reddito 31,2%, medio-alto 21,7%, medio-basso 12,4%, basso 8,9%. A sinistra, popolazione mondiale over 65 da 1 su 10 (2024) a 1 su 8 (2030).
Cominciamo dai pazienti. Nel 2024 circa una persona su dieci nel mondo ha almeno 65 anni. Entro il 2030 sarà circa una su otto, con un aumento del 21%. Nei paesi ad alto reddito siamo già vicini a una su cinque.
Poi i professionisti. Nei 122 paesi con dati disponibili sull’età dei medici, la quota media di chi ha almeno 55 anni è del 22,6%. Nei paesi ad alto reddito sale al 31,2%. In termini semplici: nei sistemi sanitari più ricchi circa un medico su tre è in una fascia d’età in cui, in media, ci si aspetta l’uscita dal lavoro entro dieci anni.
Una precisazione di metodo: sono medie di quote nazionali, con differenze enormi tra paesi (dal 9% al 55% tra quelli ad alto reddito). E il 55+ è un indicatore, non una previsione di pensionamento.
“Il personale cresce”: vero, ma non basta
Tra il 2024 e il 2030 l’OMS stima una crescita globale del personale sanitario del 16%, contro un aumento della popolazione del 5%. Sembra una buona notizia. Ma è una media mondiale che nasconde molto. In Europa la crescita prevista è del 5%, nelle Americhe del 6%. E 45 paesi vedranno scendere la densità di personale per abitante, 17 dei quali in Europa.
Didascalia Immagine: Il +16% del personale sanitario è una media mondiale: in Europa la crescita prevista è del 5%, nelle Americhe del 6%. Quarantacinque paesi, 17 dei quali europei, avranno una densità di personale in calo. Fonte: OMS 2026.
C’è poi il punto più importante, che spesso si perde. L’OMS ha corretto i numeri per tenere conto del fatto che gli anziani consumano più assistenza. Il risultato è che 67 paesi non riusciranno a mantenere nel 2030 la densità di personale, standardizzata per età, che avevano nel 2024. Sono i 45 paesi con densità in calo, più 22 che compaiono solo dopo la correzione demografica.
Didascalia Immagine: Il divario al 2030 riguarda 67 paesi, per circa 832.000 operatori. Due terzi di questo divario ricadono su 35 paesi ad alto reddito; in rapporto al personale previsto pesa di più sui paesi a reddito medio-basso. Fonte: OMS 2026, tabella 7.
Il divario complessivo è di circa 832.000 operatori, il 4,6% del personale previsto in quei paesi. La stima riguarda medici, infermieri, ostetriche, dentisti e farmacisti. Non va letta come “832.000 medici mancanti”. L’OMS la presenta come una carenza aggiuntiva rispetto agli 11 milioni già stimati a livello globale per il 2030.
Colpisce la distribuzione. Per i due terzi circa (527.000 unità) il divario riguarda 35 paesi ad alto reddito. In Europa i paesi coinvolti sono 29, con circa 298.000 operatori. In rapporto al personale previsto, il peso maggiore ricade invece sui paesi a reddito medio-basso (10,7%) e sul Pacifico occidentale (11,8%). Anche i sistemi più ricchi, insomma, non sono al riparo.
E l’Italia?
Una premessa onesta: il rapporto OMS non nomina l’Italia. I dati sono aggregati per regione e fascia di reddito, quindi non sappiamo se l’Italia sia tra i 67 paesi. Per capire dove ci collochiamo servono i dati OCSE, che disegnano un quadro particolare.
Didascalia Immagine: L’Italia ha più medici della media OCSE ma meno infermieri e molto meno personale per l’assistenza di lungo periodo. Almeno il 44% dei medici ha più di 55 anni. Fonte: OCSE, Health at a Glance 2025.
L’Italia ha molti medici: 5,4 ogni mille abitanti, contro una media OCSE di 3,9. Ma ha 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro una media di 9,2, e soltanto 1,5 operatori dell’assistenza di lungo periodo ogni 100 anziani, contro una media di 5,0. oecd
Poi c’è l’età. Nel 2023 il 32% dei medici dei paesi OCSE aveva più di 55 anni; l’Italia è tra i paesi con le quote più alte, con almeno il 44%, e oltre un medico su cinque ha già 65 anni o più. Molti medici italiani continuano a lavorare oltre l’età standard di pensionamento, e questo ha finora attenuato le carenze. Ma è anche il segnale di un’uscita potenzialmente ravvicinata. oecd
Infine c’è il tipo di medico. Secondo l’OCSE, riportata da Il Sole 24 Ore, la densità complessiva dei medici è cresciuta in dieci anni, mentre quella dei medici di famiglia è calata di circa il 13%. ilsole24ore
Messi insieme, questi dati dicono che il problema italiano non è il “quanti”. È chi, dove e di che tipo: un numero alto di medici, ma più anziani, meno concentrati sull’assistenza di base, con pochi infermieri e pochissimo personale per la cura degli anziani. Cioè proprio il tipo di assistenza che l’invecchiamento della popolazione renderà più richiesto.
Il costo nascosto: la competizione globale
L’OMS segnala un altro effetto: poiché il divario riguarda soprattutto paesi ricchi, potrebbe aumentare il ricorso a personale sanitario formato all’estero. Per chi recluta è una soluzione rapida. Per i paesi di provenienza, dove il personale è spesso già scarso, può essere un impoverimento. Sulla questione pesa anche una responsabilità internazionale, oltre che una scelta nazionale.
La domanda da porsi oggi
L’invecchiamento dei medici è prevedibile da anni. Formare un medico richiede un decennio, e sostituire un professionista esperto significa trasferire competenze che non stanno nei manuali.
Per questo la domanda utile non è “quanti medici abbiamo”, ma tre domande più scomode. Stiamo formando le figure che serviranno, e non solo quelle che servivano? Le stiamo distribuendo dove c’è bisogno? E stiamo costruendo, oltre ai medici, il personale che assisterà gli anziani di domani?
Fonti e metodo
L’articolo si basa su documentazione istituzionale e dati comparativi.
OMS: National Health Workforce Accounts: Health Workforce Levels and Trends 2026, in particolare il capitolo 4 (tabelle 6 e 7), le sintesi iniziali e l’allegato 3. Dati nazionali più recenti disponibili nel periodo 2015–2024, proiezioni al 2030.
OCSE: Health at a Glance 2025, sezione Doctors by age, gender and category e scheda paese Italia (dati sull’età dei medici riferiti al 2023).
Il Sole 24 Ore, per il dato sulla variazione dei medici di famiglia.
Nota metodologica. Le stime OMS al 2030 sono proiezioni: si basano su ipotesi sull’evoluzione di popolazione e personale e su una curva media dei bisogni di assistenza per fascia d’età, costruita a partire dalla spesa sanitaria pro capite. Sono scenari, non previsioni certe. La soglia dei 55 anni indica una possibile uscita dal lavoro nel decennio successivo, non un pensionamento sicuro. Il rapporto non cita l’Italia, quindi non possiamo dire se rientri tra i 67 paesi. I dati OMS si riferiscono agli ultimi anni disponibili tra il 2015 e il 2024; quelli OCSE sull’età dei medici al 2023. Provengono da raccolte diverse, per cui il confronto tra i due è solo indicativo.
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